Cosa dire di William, del suo spirito e di quanto ha lasciato in me è difficile, per sintetizzare potrei dire che era sorprendente, non potevi mai aspettarti da lui risposte scontate, comportamenti attendibili e tuttavia si esprimeva con una semplicità talmente logica da essere disarmante e lasciarti senza parole.
Ho iniziato a collaborare con William negli anni Ottanta come fornitore delle sorpresine Kinder e negli anni novanta fui coinvolto a risolvere delle problematiche che erano sorte in una azienda in Romania. Con William e altri dipendenti ci recammo in loco per verificare la realtà produttiva. I giorni furono impegnativi ed intensi. Quando finalmente le trattative si risolsero e conclusa la nostra missione era il momento di tornare. Partimmo dall’albergo per l’aeroporto in ritardo, la Romania di quegli anni non era quelle di oggi e noi e quindi oltre ad essere in ritardo le incognite erano tante e decisamente un po’ di ansia c’era in noi.
Durante il tragitto, improvvisamente, William scorse in lontananza un piccolo supermercato e ci fece fermare l’auto. Scese ed entrò per controllare se ci fossero i prodotti Ferrero e come fossero dispoti, con molta calma, girò tra gli scafali, intervistò i gestori, fece le sue considerazioni e nulla e nessuno lo avrebbe potuto distrarre da questa sua missione, neanche un aereo che ci riportava a casa. Era imperturbabile ai nostri inviti a considerare il tempo che stava passando. La sua missione era, in quel momento, l’unica e sola priorità.
Lui era così, quando aveva una missione da svolgere era concentrato su essa, procedeva sistematicamente, con metodo, anzi come diceva sempre lui con “metodo marchettaro”. Ho sempre ammirato ed apprezzato la calma, la sistematicità, la costanza con cui portava a termine ogni suo compito, la cura per il particolare, anche quelli che ai nostri occhi possono sembrare superficiali. William non si è mai posto dei limiti nel perseguire i suoi obiettivi e li ha perseguiti sempre con sorprendente sistematicità ma soprattutto con profondo senso del dovere.
A dirla così potrebbe sembrare essere stato un uomo freddo e calcolatore ed invece c’era in lui una grande umanità, un profondo rispetto per il prossimo, riusciva a leggere il cuore delle persone e rispettarle con grande senso del dovere e umiltà. Quando perse la moglie si prese cura del suo barboncino Briciola, lo portava sempre con sé, anche nelle occasioni di lavoro, ma ogni volta si preoccupava di chiedere il permesso di tenere con sé la piccola bestiola.
Negli ultimi anni della sua vita sono stato accanto a lui per sostenere la sua Fondazione Coloryourlife, la sua missione era negli ultimi anni della sua vita si dedicò ai giovani, era per lui aiutarle a realizzare i loro sogni, ogni ragazzo deve avere la possibilità di dimostrare le proprie capacità era, come diceva sempre lui il modo per restituire agli altri quanto gli era stato dato dalla vita.
Ora la sua eredità è custodita nelle vita di molti ragazzi color a cui lui ha insegnato a credere in sé stessi e non fermarsi per inseguire i suoi sognoi
