La testimonianza di Giulio Zambon

Un ricordo di William Mi chiamo Giulio, ho ventiquattro anni, ho conosciuto William Salice dieci anni fa. Quello che posso dire di lui, quello che queste righe vorrei restituissero è la sua ostinazione. La sua martellante perseveranza e severità, nei confronti di sé e perciò degli altri, nel fare le cose. Ricordo con ammirazione la sua capacità di opporsi, di dire no alle cose per migliorarle, per cambiare prospettiva, costringere a non accontentarsi di un risultato immediato o mediocre. I suoi celebri e caricaturali «No, no, no!» risuonano con affetto, ancora. Ho negli occhi, quando penso a William, l’uomo silenzioso che, con una maglietta bianca o il pullover rosa e la camicia a righe colorate, passeggiava con quel suo passo – che era il suo, l’avrei riconosciuto tra molti – nel chiostro della DreamerSchool di Loano, poi rinominata COLORCampus. Un uomo la cui anzianità la si poteva riconoscere soltanto notando la postura, leggermente ricurva: in tutto il resto era indistinguibile da chi aveva sessanta, settant’anni in meno di lui. Non ho avuto l’età per conoscerlo meglio, queste sono le cose che ricordo di lui e che posso dirvi: un grande silenzio, una grande perseveranza.

Giulio Zambon