La testimonianza di Desirée Astesano

Desirée Astesano_ 20 anni _ Lagnasco (CN)

Vincitrice del concorso Color your Life 2016 con il progetto “Futura” _ Colorcampus luglio 2016

La prima volta che ho conosciuto William Salice è stato nel 2016 in cui ho condiviso con lui 10 giorni da Color presso la sede di “Color your Life” di Loano. Quella è stata l’ultima estate in cui si è svolto il campus prima che William ci lasciasse e la Fondazione Color your Life si interrompesse in lutto per il suo fondatore e più saldo pilastro. Ogni volta che ci penso, non posso fare a meno di notare quanto io sia stata fortunata ad aver avuto l’opportunità di vivere quell’esperienza e di vedere, non solo, William il primo giorno che ci accoglieva a uno a uno all’ingresso del campus con quel sorriso e quello sguardo di chi non è mai stanco di nuovi incontri, ma soprattutto di vederlo presente, totalmente partecipe e coinvolto nelle nostre attività durante la permanenza a Loano. Per questa ragione non è semplice estrapolare una singola memoria a dimostrazione della sua importanza per Color your Life anche se devo ammettere che conservo in me un momento che mi ha sinceramente toccato e che ricordo con più chiarezza. Era l’ultima sera del nostro “viaggio” e di lì a poche ore avremmo dovuto presentare a tutte le famiglie, agli ospiti e ai Colortutor, oltre che a William Salice e Renata Crotti, un progetto innovativo su cui ciascun gruppo di Color aveva lavorato durante la settimana.

Nel pomeriggio io e la mia squadra avevamo ricevuto tante nuove direttive, nuovi consigli per modificare e correggere il progetto, avevamo poco tempo e per questo è stato necessario continuare a lavorare fino all’ultimo anche mentre tutti i Color stavano cenando. Noi eravamo al computer in sala mensa per gli ultimi correttivi e mi ricordo che William si è avvicinato per chiederci come procedesse e prima di allontanarsi ci ha guardato e ha detto: “Mi dispiace ma ho passato così tanto della mia vita a cercare difetti che adesso è difficile smettere”. È possibile che, dati i 6 anni trascorsi da quella sera, le parole non siano le stesse, ma sono assolutamente certa di quanto mi avessero colpito (e continuano a farlo tutt’ora). Probabilmente il motivo è perché in quelle parole non ho sentito William Salice che giustificava le critiche (costruttive) mosse al nostro progetto, ma una persona che nella sua vita aveva lavorato tanto, tantissimo, completamente dedito alle sue passioni e attività, animato dalla voglia di puntare sempre al massimo e soprattutto una persona che sperava e voleva che noi facessimo lo stesso. Quella sera ci ha fatto sì vedere come il progetto si potesse perfezionare e divenire come avremmo voluto, ma è in tutti quei giorni, con il suo esempio, che ci ha dato la prova incontrovertibile che esiste sempre un margine di miglioramento e che dobbiamo rincorrerlo perché siamo noi che per primi possiamo capire cosa c’è di sbagliato e potenziare. Per fare ciò dobbiamo essere consapevoli e sicuri di chi siamo e di quello che possiamo fare perché noi possiamo farcela e se c’era una persona che lo credeva, anzi che lo sapeva, era Lui.