Ho avuto il privilegio di incontrare William per la prima volta nella mia vita quando avevo appena 13 anni. All’epoca non avrei mai immaginato che, da quel momento in poi, mi sarei sentita per sempre una COLOR.
L’immagine che William trasmetteva a prima vista era quella di un nonno pacioso e benevolente ma bastava poco per comprendere quella che era la sua vera natura e cioè quella di una persona capace, competente, ricca di esperienza e, soprattutto, con il gran desiderio di trasmettere a noi giovani tutte le sue conoscenze.
Dopo aver entusiasticamente partecipato per tre estati consecutive al COLOR campus, avevo deciso che l’estate del 2016 l’avrei dedicata ad altre attività. Stavo frequentando la terza liceo e ritenevo di potermi concedere delle diverse e nuove esperienze.
Nel corso del mese di febbraio ricevetti una telefonata da William, il quale, sorpreso del fatto che ancora non avesse ricevuto da me alcun progetto il successivo campus, volle conoscere le ragioni per le quali avevo deciso di rinunciare alla mia ennesima partecipazione prevista per la successiva estate.
Mi ascoltò attentamente e dimostrò di comprendere le mie ragioni; tuttavia non esitò ad esortarmi di inserire anche la partecipazione al COLOR oltre ad altri impegni che mi ero già assunta. Il suo atteggiamento, in quella circostanza, fu tanto cortese quanto fermo e determinato. Mi sentii come messa con le spalle al muro ed, inizialmente, me la presi un po’ per questo suo atteggiamento. Mi aspettavo da parte sua maggiore comprensione e forse anche più rispetto per le mie decisioni. Al contrario mi mise nella condizione di “non poter dire di no” e devo riconoscere che, a distanza di tempo, ho compreso ed apprezzato che la sua insistenza ed ho capito come, a volte, sia più educativo un sano rimbrotto che una bonaria carezza.
In breve tempo compresi che il solo fatto di meritarmi tanta attenzione da un uomo del suo spessore, rappresentava per me un motivo di lusinghiero orgoglio, in virtù del fatto che le mie precedenti partecipazioni al campus, evidentemente, avevano lasciato un più o meno evidente segno. Di conseguenza, anche in quella circostanza, tornai a Loano per affrontare una nuova COLOR esperienza.
I COLOR campus ai quali ho preso parte si sono rivelati una fondamentale esperienza di vita. Nel loro corso credo di aver assaporato tutte le sensazioni e le emozioni possibili, positive ma anche negative. Il Campus infatti è divertimento ma anche lavoro, è condivisione, e motivo di confronto ma anche di scontro, è gioia, è nostalgia di casa, è apertura a nuove conoscenze e nuove amicizie, è entrare in contatto con mondi che non ti appartengono, è allargare buona parte di tutti i tuoi orizzonti.
Credo che sia per tutte queste ragioni, ed altre che in questo momento magari non mi vengono in mente, che molto spesso ancora oggi in diverse circostanze mi chiedo: “Chissà cosa penserebbe William di ciò che sto facendo, che cosa avrebbe da dire? Sarebbe un po’ orgoglioso? Che consigli mi darebbe?”.
William è stato, è e sarà un punto di riferimento per me; per questa ragione avrà sempre un posto tra i miei ricordi ed anche nel mio cuore.
Grazie William.
Irene Fontana
