Parlare dei miei ricordi da COLOR mi riporta inevitabilmente alla mia adolescenza che, ad oggi, definirei un giardinetto in primavera sereno, fiorito, ma non privo di buche nascoste e di giornate di pioggia. In questo giardino ho piantato un seme per me estremamente importante ancora oggi: il sogno. “Sogno” è una parola che ho avuto modo di sentire spesso e con piacere durante i COLOR Campus. Ero chiaramente un ragazzino con grandi obiettivi, ancora tanta strada da fare, ancora tante cose da imparare su me stesso e su come esprimermi al massimo delle mie potenzialità. Sognavo di essere un cantante, di lavorare con la musica. Purtroppo alcune persone più adulte avrebbero potuto dirmi “impossibile”, ma che io ricordi non c’è mai stata una volta in cui abbia sentito William Salice usare questa parola. In particolare, nel 2014, io e altri cinque COLOR presentammo un progetto che sembrava molto ambizioso (parlavamo del possibile utilizzo di nanotecnologie nella moda…!) e forse nemmeno noi eravamo pienamente consapevoli della portata dell’idea. Davanti a noi, con i cartelloni e gli schemi in mano, William, che si alzò e andò a passeggiare per il porticato. Eravamo preoccupati: avevamo presentato qualcosa di troppo? Eravamo troppo sconnessi dalla realtà? Lui ritornò a posto e non disse nulla di tutto ciò, anzi ci incoraggiò a sviluppare il tutto. Mi piace pensare che in quel momento si era rifiutato di dirci che era un progetto troppo difficile e improbabile, perché credo che proprio la fantasia e la voglia di sperimentare lo abbiano portato lontano. Credo che lui abbia voluto farci proseguire senza freni, inseguendo anche idee apparentemente folli. Oggi il sogno per me ha una struttura più solida, data dallo studio, dall’esperienza, dalla crescita, ma desidero ancora portare con me le sensazioni che il COLOR YOUR LIFE mi ha donato, quell’entusiasmo e quel senso, allora un po’ sconosciuto per me, di appartenenza. Quindi, non posso che ringraziare William per aver creato questo mondo e per non averci mai detto che qualcosa fosse impossibile. P.S.: Sì, sto ancora studiando e lavorando per essere cantante! – Ivan, un COLOR.
