La testimonianza di Andrea Princivalli

L’asticella

Ho un angolo in casa dove sono raccolte molte foto stampate, mi ricordano eventi, persone e situazioni speciali. Una in particolare è molto significativa: sono con Anna, la mia lei, in mezzo ci sono Vincenzo Mollica e William Salice, in braccio di quest’ultimo il suo adorato cagnetto Briciola, eravamo all’inaugurazione di una mostra dell’amico comune Giorgio Cavazzano. Lo sguardo mi cade spesso su quella foto, non sono un nostalgico, o non particolarmente, ma quel piccolo pezzo di carta racchiude una concentrazione di così tante persone importanti per la mia vita che è difficile resistere. Ho conosciuto William nel 2003, all’epoca lui era Direttore marketing per Kinder Ferrero. Io ero appena uscito dall’Accademia di Belle Arti di Venezia. Ero alla ricerca della mia strada creativa, già disegnavo e facevo grafica per aziende e ditte locali, ma soprattutto avevo realizzato due videoclip musicali a disegni animati, che avevano riscosso un certo successo. Erano stati trasmessi in TV e avevano vinto molti premi importanti. Da appassionato di creatività e musica, li aveva intercettati il giornalista Vincenzo Mollica che li aveva trasmessi nella sua rubrica DoReCiakGulp sul TG1 nazionale. In quelle occasioni aveva speso parole gratificanti su di me e sul mio fare artistico, mi aveva definito “talmente fantasioso da far sembrare a colori anche disegni in bianco e nero”. All’epoca, per me, una soddisfazione incredibile, ma superVincenzo, non pago, mi aveva contattato personalmente e chiesto anche di fargli la sigla d’apertura della sua trasmissione! Per me una svolta, le mie siglette accompagnarono la sua rubrica per molti anni e con lui divenni buon amico. Nel 2003 stavo girando un videoclip quando una chiamata interruppe le riprese sul set, era Mollica che mi annunciava di aver indicato il mio nome a un personaggio importante di una ditta di cioccolata, non specificò altro. Scoprii che si trattava della mitica Kinder Ferrero solo quando, tre mesi dopo, mi chiamò, con il suo vocione e con frasi un pochino confuse, il sig. William Salice.

Il primo incontro si svolse in un’agenzia a Milano e in teoria non avrei dovuto neppure incontrarlo, ma dopo che alcuni tecnici mi spiegarono di cosa avessero bisogno, William volle conoscermi per fare quattro chiacchiere con me. Colsi da subito la particolarità del personaggio, molto esigente ma anche molto stimolante. A quel primo incontro ne seguirono molti altri, entrai nelle sue simpatie e mi fece crescere professionalmente molto in fretta. Negli anni in Kinder il rapporto fu professionale, ma sempre speciale, ero tra i “creativi” più giovani e questo deve aver giocato a mio vantaggio per entrare nelle sue simpatie.

Supervisionò molte mie proposte, tante quelle bocciate, ma altre, solo grazie a lui, andarono in produzione diventando sorprese di successo e permettendo di farmi conoscere tra gli addetti ai lavori come una risorsa creativa e originale. Da allora, essere diventato “uno dei creativi dietro le sorpresine Kinder” per me è sempre stato un onore e mi ha aiutato anche in molte altre mie attività. Fu solo quando William andò in pensione definitivamente, che scattò però la scintilla che ci fece collaborare in modo ancor più creativo. Se prima era lavoro e William era il mio boss, ora il rapporto era quasi familiare.

La richiesta era semplice quanto ambiziosa: William voleva tornare bambino! Il sogno era grande, creare una Fondazione che aiutasse i giovani volenterosi ad avere contatti e possibilità con aziende, persone e realtà imprenditoriali tra le più importanti. William regalava il suo entusiasmo, i suoi contatti, il suo tempo e anche il suo denaro in tutto questo.

Mi chiese di incontrarlo dalle mie parti, dove risiedeva un suo amico e collaboratore stretto. Ci trovammo a Mirano, nell’entroterra veneziano. L’amico di cui parlava altri non era che Giorgio Cavazzano, una delle più importanti matite Disney made in Italy. Per me un choc, conservavo ancora moltissimi Topolini disegnati dalla sua inconfondibile mano. Poterlo frequentare e conoscere meglio fu un regalo che devo tutto a William. Giorgio è una persona straordinaria e da quel giorno abbiamo stretto un’amicizia fatta di rispetto e stima reciproca. In quell’occasione gli promisi di organizzare una sua mostra personale molto particolare dalle mie parti, ma questa è un’altra storia. Quella volta a Mirano capii distintamente come William era amato e rispettato da molti creativi che io adoravo. La mia collaborazione per far parte del suo sogno partiva molto bene. William aveva uno spirito indomito e mai pago: quello che progettava di giorno lo disfava di notte, alzava sempre di più l’obiettivo. Sapeva sempre circondarsi di collaboratori giusti. Voleva coinvolgere anche le scuole e proprio per questo convinsi Anna, la mia compagna di vita, un’insegnante strepitosa, a collaborare con noi. Fu lei l’artefice della prima forma concreta della Fondazione Color Your Life. Io creavo le prime grafiche, i loghi, i disegni e i video per divulgare il sogno di William, Anna creava i bandi con cui coinvolgere studenti e scuole, un lavoro incredibile. William aveva un obiettivo e voleva raggiungerlo anche grazie al nostro aiuto. Le richieste spesso nascevano da riunioni fiume, chiusi in qualche albergo: Mestre, Vicenza, Verona… esperienze umane, ma anche professionali strepitose, tutto volontariato, ma tante belle storie.

Grazie a lui e a tutte le persone speciali coinvolte negli anni mi sono arricchito umanamente, e sento che il professionista che sono diventato è derivato anche da queste cose.

William faceva uscire il meglio dalle persone e questo era davvero bello. Tutti puntavamo al massimo, ma spesso a William questo non bastava, con lui l’asticella era sempre molto alta e tornar bambino non significava di certo essere naif o ingenui, anzi, le attività create e gestite sono sempre state esempi di progettazione di altissimo livello. 

Dopo i primi anni pionieristici in cui William, Anna ed io eravamo praticamente un trio autosufficiente, l’orchestra si allargò e la Fondazione si strutturò meglio. William aveva bisogno di risorse più specializzate e si circondò di persone che lo aiutavano a concretizzare ulteriori step di quell’avventura che cresceva ogni giorno di più. Tutti però ci conoscevano e rispettavano il nostro contributo primario alla Fondazione CYL. Non abbandonammo mai il progetto, William in primis non ce l’avrebbe permesso, ma in realtà a noi piaceva essere coinvolti nelle sue idee. Un giorno si inventò i Color Campus dove voleva ospitare in estate i giovani talenti che si candidavano ai vari bandi. Realizzò tutto in brevissimo tempo, stupendo tutti quelli a cui chiedeva aiuto. Citava spessissimo una frase di Walt Disney “Se puoi sognarlo, puoi farlo” e mai dimostrazione fu più evidente. Per i ragazzi, ma anche per noi che collaboravamo ad organizzare, queste esperienze diventavano velocemente bei ricordi, indelebili. Furono estati speciali, segnate da incontri stimolanti. Mi chiamava spesso per darmi ordini creativi da fare subito. Mi diceva sempre che io ero la mano e Anna la mente, non dovevo opporre resistenza. Io eseguivo, facendo finta di protestare, ma in realtà stando sempre al gioco. Se William era felice del mio lavoro, lo ero anch’io. Certo William aveva un carattere ruvido, ma in fondo era buono e generoso. Con il tempo il suo sogno venne condiviso con sempre più persone. Il suo entusiasmo, purtroppo, non fu sempre gestito bene, qualche personaggio opaco se ne approfittò, spingendo William a scelte non sempre condivisibili. Ricordo gli ultimi tempi, William era sempre in tour, come una rockstar, io e Anna un pochino ci preoccupavamo e ci permettevamo di dirgli di riguardarsi un po’, di non strafare, ma su questo lui non ci badava molto, ahimè! Infatti, come per tutti i sogni, c’è un momento in cui si aprono gli occhi e in questo caso il risveglio fu brusco, troppo. I suoi collaboratori fidati mi dissero che William stava male, molto male. I contatti divennero difficili. Riuscii a sentirlo solo un’ultima volta al telefono e mi sembrò molto stanco e con il vocione meno potente del solito. Poi l’irreparabile avvenne e William se ne andò. Dopo, per qualche mese, aspettavo ancora inutilmente le sue quasi quotidiane chiamate;  i suoi sogni, i suoi progetti sempre in fieri, mi mancavano, come le bonarie provocazioni, le ironiche incitazioni a fare, fare, fare. 

Se le persone sopravvivono grazie a ciò che hanno lasciato nell’animo delle persone, allora William vivrà per molto tempo.

Se mi trovo a scrivere queste righe su di lui, vuol dire che il suo ricordo è vivo anche in altre persone e questo è molto gratificante e prezioso anche per noi che gli abbiamo dato una mano. William rifuggiva da celebrazioni e ringraziamenti, mal sopportava ruffianerie o piaggerie, ma resta il fatto che averlo conosciuto e aver potuto collaborare, imparando da lui cosa significa impegnarsi e credere in un progetto, è stato un onore. Il suo spirito ha influenzato molte mie scelte, molti miei atteggiamenti umani e professionali, e di questo lo ringrazierò per sempre. Purtroppo la Fondazione Color Your Life è morta con lui, ma non del tutto, qualcosina, nel nostro piccolo si continua a fare, per i suoi amati giovani, sicuri che se gli avessimo chiesto se andava bene, William avrebbe senz’altro risposto con il suo sonoro e roboante: “No!”.

Andrea Princivalli