William “Giuseppe” Salice : il mio ricordo.
Era il Settembre del 1982 e come neo laureato mi presentai a Pino Torinese alla Ferrero per uno di tanti colloqui che stavo facendo per trovare un primo impiego.
Fu la prima volta che vidi il Sig. Salice che in compagnia del suo diretto riporto Giulio Rossi mi “intervistarono”.
Il sig. Salice mi sorprese perché , contrariamente alle attese, mi chiese piu’ delle mie esperienze di vita che non delle competenze tecniche o dei meriti scolastici ( che peraltro non potevo vantare particolarmente).
Mi sembrò burbero e con un linguaggio che mi pareva non sempre chiaro. Parlava , così mi parve, piu’ di sogni ed ideali che non di cose veramente concrete e tangibili.
Mi chiese cosa pensavo delle pubblicità Ferrero ed io gli raccontai di quella di Fiesta in cui dei giovani in uno scompartimento di un treno parlavano del “ ti tenta 3 volte tanto”.
Sul volto del sig. Salice comparve un “sorriso” piu’ di benevolenza che di reale apprezzamento ma questa sua reazione me lo fece apparire meno distante. Piu’ tardi avrei imparato che questa era una sua grande dote: parlare a quelli piu giovani di te come se fossero tuoi coetanei. Non nego che ho sempre cercato di applicare la stessa attitudine comunicatoria.
Uscendo , la mia sensazione fu di essere stato valutato come un candidato abbastanza brillante ma non capi se ero stato scelto o meno per l’assunzione. Imparai però , proprio dal Sig. Salice, che prima di ogni colloquio di lavoro occorre documentarsi sull’azienda ed avere alcune risposte pronte per le domande piu’ attese e prevedibili.
Il 2 febbraio del 1983 fui assunto ufficialmente per lavorare nel marketing di ferrero a Pino Torinese all’interno della divisione Kinder ( che era, come spesso sottolineava il sig. Salice , “specializzata nell’alimentazione dei ragazzi”).
Incontrai il Sig. Salice piu’ spesso nel suo ufficio dove spiccavano diversi quadretti appesi alle pareti tra cui ricordo uno schizzo di una confezione di kinder Cioccolato con una parafrasi del suo claim originale, “piu’ latte meno cacao”, sostituito da “piu’ dollari ,meno sconti” o qualcosa di simile.
Capi’ anche che era un grande tifoso di calcio e dell’ Inter in particolare visto che ogni lunedì mattina iniziava le riunioni parlando dei risultati calcistici della domenica.
Il sig. Salice , che ora incontravo piu’ spesso. , mi parve piu’ bonario ( il suo viso mi ricordava , vista la sua calvizia, l’immagine di “Mastro Lindo” e come quella ispirava fiducia e rispetto) .rispetto al primo incontro.
Mi sorprese anche il suo continuo incitarci nel essere autoesigenti e curare il dettaglio in ogni lavoro che dovevamo eseguire.
Mi insegnò che per dare valore al proprio contributo occorreva andare al di là del solo svolgimento del compito ma cercare sempre di arricchirlo con qualcosa di originale che andasse al di là della banalità e ordinarietà
Spesso “sfidava” il nostro spirito di adattamento e iniziativa dandoci incarichi che parevano banali ma che di fatto ci obbligavano ad uscire da quella che oggi gli psicologi del lavoro definiscono la propria “ area di confort”.
Per questo mi incaricò, a me che non conoscevo per niente Torino, di andare a casa in Corso Unione Sovietica a recuperare un documento di lavoro che aveva presso il suo domicilio.
Senza GPS né carta stradale fu una piccola impresa ma mi insegno’ che occorreva sapersi “arrangiare” facendo leva su tutte le proprie capacità ed essere fiduciosi che si conseguirà l’obiettivo che ci si è prefissati.
Ricordo anche che mi rimproverò per il fatto che abbinavo scarpe di colore marrone con vestiti di colore blu, insistendo che i due colori non si abbinavano.
Non potevo infatti permettermi di abbigliarmi in modo stravagante , come il sig. Salice faceva vedi , ad esempio , il suo originale berretto di maglia rosso con trama scozzese ,o la mancanza molto frequente della cravatta sostituita da maglione a girocollo.
Parevano dettagli insignificanti ma capi’ negli anni seguenti quanto la “prima impressione” conti se non sei ancora un manager riconosciuto e con una leadership consolidata.
La vera sorpresa fu però il, del tutto inaspettato da parte mia; regalo personale che il Sig. Salice mi fece a Natale e che mi dimostro’ in modo tangibile che aveva apprezzato il mio modo di fare e la mia persona.
Una piccola agenda telefonica con il cane Snoopy in copertina che ho conservato per tanti anni a tangibile prova che spesso un gesto personale vale piu’ di una pura gratificazione aziendale.
Poi la mia carriera professionale mi allontanò dall’Italia e di conseguenza anche dal sig. Salice e le opportunità d’incontrarsi si fecero piu’ rarefatte e sporadiche.
Ricordo però che in ogni incontro il Sig. Salice mostrava sempre la sua grande passione per il prodotto e per l’azienda ( divenne celebre il modo in cui concludeva qualsiasi presentazione che facesse. Ogni volta al termine del suo intervento pronunciava la frase “Viva la Ferrero” con un ardore ed una convinzione che contagiava tutti i presenti).
Aveva anche un forte senso del rispetto per tutti i colleghi anche quelli che spesso l’osteggiavano o lo schernivano solo perché non poteva vantare titoli accademici e esprimeva in modo colorito e , qualche volta,molto idealistico strategie aziendali innovative ( si narrava che il Sig. Salice avesse lavorato in gioventu’ come “entertainer” in qualche locale da ballo e avesse conosciuto lì il Sig. Michele Ferrero e che solo per questo lavorasse in Ferrero).
Il sig. Salice andava capito ed interpretato ma a chi ne avesse avuto interesse poteva insegnare qualcosa che ha un valore inestimabile per chi voglia implementare un strategia di marketing di successo.
Sapeva infatti guardare al consumatore di qualsiasi cultura,razza e nazionalità ( nonostante non parlasse realmente nessuna lingua straniera) con occhi sempre curiosi ed attenti alle sfumature emotive piu’ profonde ed era in grado di astrarre motivazioni d’acquisto universali che superavano qualsiasi confine.
Questo è stato per me un grande insegnamento : la dimostrazione tangibile che vi sono valori universali e che tutte le persone del mondo nutrono ambizioni simili e sperimentano inquietudini esistenziali comuni.
La stima per il Sig. Salice crebbe ulteriormente quando , lo seppi da colleghi presenti ad una riunione a cui non partecipavo, mi difese e rispose alle critiche di chi mi considerava troppo giovane per ricoprire la posizione di Capo Prodotto Mon Cheri in Germania dicendo che il valore non ha età.
La sua difesa ad oltranza dei giovani e la necessità di dare loro il giusto spazio nel mono del lavoro in quei tempi era qualcosa di unico ed il Sig. Salice,come sappiamo, ne fece piu’ tardi una missione di vita con il progetto “ color your life”.
Progredendo nella mia carriera mi specializzai nella gestione dei prodotti destinati agli adulti ( i cioccolatini chiamati in Ferrero “praline”) e così i contatti con il sig. Salice che, era il massimo specialista se non il vero “vate” , della Kinder divennero ancora piu’ rari.
Lo incontravo , per caso , all’uscita di una sala riunione e mi ricordo che aveva sempre un sorriso ed un cenno di saluto per me.
Anche questo era un segnale che gli incontri e le relazioni con le persone sono il vero “sale” della vita.
Infine seppi che aveva lasciato l’azienda e che aveva creato la propria fondazione perché voleva ancora dare un contributo ai giovani perché fossero vitali,ottimisti e non perdessero mai la speranza di potere essere determinanti nel costruire un mondo migliore.
Alcuni colleghi mi raccontavano del progetto “color your life” e del loro intervento al campus di Loano e come il Sig. Salice fosse ancora un vulcano di idee e dispensatore di passione ed energie a tutti loro che lo circondavano.
Poi la brutta notizia : il mio ex collega in Ferrero, Antonio Marchetti, mi informò che il Sig. Salice aveva subito un intervento molto serio e che era ricoverato a Pavia.
Andai a trovarlo all’ospedale ed ancora una volta mi sorprese perché mi indico’ tutti i disegni e le foto con cui aveva decorato le pareti della sua stanza d’ospedale.
Si soffermò su una che mi colpì molto e che trasmetteva un concetto che il Sig. Salice era circondato da un “casino d’amore” ( mi pare che sul disegno vi fosse proprio questa scritta) e che no era solo come poteva apparire dalla spoglia camera in cui eravamo solo lui,la sua nurse ed io assieme alla ex segretaria del sig. Salice ad Alba)..
Gli portai anche l’ultimo prodotto che avevo lanciato ,assieme a tutto il mio team, in Italia ( Pocket Coffee versione decaiffeinata)e mi parve, con lo sguardo, comunicarmi che ero stato un “discolo” perché avevo trasgredito alla genesi originale del prodotto ( che diceva che in ogni cioccolatino c’era una vera tazza di caffè) ma mi sorrise allo stesso tempo per incoraggiarmi sapendo le fatiche e gli sforzi manageriali sostenuti per realizzare una nuova idea e portarla sul mercato.
Uscendo dall’ospedale capì che era stato l’ultimo mio incontro con una persona veramente speciale e che, seppure in modo discreto ed episodico,aveva segnato la mia vita professionale giacchè sono convinto che senza di lui la mia carriera professionale sarebbe stata diversa.
Ma anche la mia vita come persona.
Il sig. Salice aveva infatti incentivato e rafforzato molti dei miei valori morali facendomi capire che il successo non è nulla se non si è in grado di lasciare un segno nel corso della propria vita fatto di un lascito di umanità,rispetto ed ottimismo ma anche di impegno e sacrificio.
Grazie William e scusami se no te l’ho detto prima!
