La testimonianza di Paolo Buonsignore

Il mio ricordo di William Salice

Quando sono entrato in Soremartec, a 27 anni nel 1996, non avevo idea di cosa fossero la Ferrero e non conoscevo il genio di Michele Ferrero e quello di William Salice.

L’opportunità che mi è stata data di conoscere questi personaggi incredibili è straordinaria e ne sarò grato per sempre.

Sono stato tra i primi fortunati “american boys”, come venivamo chiamati, ovvero una nuova generazione di una ventina di manager che era stata assunta tutta insieme per dare impulso all’innovazione di prodotto e all’internazionalizzazione.

Uno degli insegnamenti più grandi che mi ha passato il Sig. Salice, e che mi è servito molto nella mia carriera, è stato quello di pensare in grande.

Arrivavo da un’esperienza in un’agenzia di comunicazione importante e, anche se il cliente che seguivo era una multinazionale, la visione era quella di cercare di lavorare sempre un po’ “tirati” con le spese. Non in economia, ma facendo attenzione a quello che poteva essere considerato “inutile”, di vanità, superfluo.

La scelta di un regista, un fotografo, il tipo di produzione per spot e set fotografici, le ricerche di mercato…sempre

tutto un po’ strozzato.

Il Sig. Salice mi insegnò che ci sono spese e spese. Aveva capito benissimo che per generare consenso su un’idea, un

concetto, un’intuizione, era necessario parlare alla “pancia” della gente. In 5 anni di Soremartec non ho mai visto il Sig.

Salice con una presentazione in power point. I concetti, il distillato, ce l’aveva chiaro in testa e stavano sempre in

poche righe di word.

Per veicolare queste idee era necessario parlare alla pancia della gente. Mi è capitato spesso di vedere il Sig. Salice con

agenzie che presentavano pack, campagne TV, campagne stampa…tutte cose che non sarebbero mai potute uscire sul

mercato. L’obiettivo era però un altro: quello di riuscire a spiegare un’idea al management interno.

Questo era “pensare in grande”. Il risparmio che si sarebbe ottenuto nel non seguire questo approccio era in realtà la

perdita talvolta gigantesca di non cogliere occasioni di business importanti.

In questo modo ho visto nascere o far andare avanti progetti importanti, come le nuove sorprese speciali per Kinder

Sorpresa che suonavano e emettevano luce, o nuove occasioni di mercato come Halloween.

“Pensare in grande” non significa spendere denaro in malo modo. Significa dare ad ogni (buona) idea la chance che si

merita.

L’etica del prodotto era uno dei paletti della Ferrero e del Sig. Salice. Un giorno, a pranzo, chiacchierando della

comunicazione aziendale di Ferrero, che non è mai stata particolarmente contemporanea e non conquistava noi

giovani, mi ricordo che si faceva l’esempio di una campagna della Pepsi o della Coca-cola, che era appena uscita. Era

allegra, solare, c’era una bella musica…piaceva a tutti.

Allora, per mettere a tacere questa onda di giovani “american boys”, disse: “Se non hai niente da dire in

comunicazione, almeno canta”. Sipario.

Un’altra perla di grande saggezza che amava ripetere riguardava la Strategia. Noi “american boys” spesso cercavamo

di guardare ai vari progetti di sviluppo dando grande enfasi alla strategia. Il pensiero era quello che prima di agire

occorreva definire perfettamente cosa fare e dove andare.

Non il Signor Salice che, con grande saggezza, sapeva bene che la creatività e lo sviluppo di idee non sono un percorso

lineare e raramente – o forse mai – è possibile avere le idee chiare.

Il processo stesso di sviluppo di prodotti ed idee è generatore di informazioni prima sconosciute su cui si possono

basare gli sviluppi seguenti.

Discutendo di questi aspetti, un giorno mi disse: “Bonsignore, ricordati che le migliori strategie le si definisce sempre a

posteriori!”.